
Una parte rilevante delle carte conservate nel fondo riporta annotazioni su scrittori bergamaschi e bresciani, alcuni dei quali sono letterati noti e altri invece autori minori per niente conosciuti. Questo è senz’altro dovuto all’influsso da una parte della città natale e dall’altra dei lunghi anni di permanenza a Bergamo.
In entrambe le città ha a disposizione imponenti archivi e biblioteche rispettabili: la Queriniana di Brescia e la Biblioteca Comunale Angelo Mai dove, lavorando come vicebibliotecario, ha molte occasioni per incappare in codici voluminosi e manoscritti datati che attirano la sua attenzione.
L'incarico bergomense è decisivo nell’indirizzare e orientare i suoi studi. A riprova di questo si può prendere un fascicolo intitolato “Civica di Bergamo” che contiene schede bibliografiche, indicazioni di codici, rime antiche e appunti su poesie popolari quattrocentesche. In esso Foresti tiene nota di tutto il materiale che gli passa sottomano e intende riprendere con più calma in un secondo momento. Colpiscono i frequenti appunti su scuole e maestri del periodo compreso tra il XII e il XVI secolo.
Il carattere di queste ricerche dimostra come Foresti sia sempre incline a recepire stimoli esterni che lo guidino verso territori inesplorati. Anche quando è sommerso dagli impegni lavorativi non abbandona un attimo i suoi studi.