
Foresti lavora con costanza e devozione al suo argomento di ricerca preferito: Petrarca e la sua opera. I faldoni destinati interamente a raccogliere questi studi sono 13, ma la presenza di citazioni e appunti riguardanti l’autore è ricorrente in tutto il fondo. Scorrendo l'inventario si scorgono tematiche molto suggestive come il pianto di Laura e il carattere di Petrarca. Si nota inoltre che le attenzioni sono per lo più rivolte alle vicende biografiche del poeta.
Il letterato eredita la devozione agli studi petrarcheschi dal maestro Carducci e una volta terminato il periodo universitario continua a coltivarla per tutta la vita. Il lavoro è incessante e molto produttivo, innumerevoli sono gli articoli stampati sui più disparati aspetti della produzione petrarchesca.
In seguito decide di raccogliere i più meritevoli in un "libro di sangue blu” che intitola "Aneddoti della vita di Francesco Petrarca". Dopo un’ardua ricerca e non pochi rifiuti riesce a farlo pubblicare dall’editore bresciano Giulio Vannini nel 1928. Deve però accontentarsi di un’edizione in veste dimessa e con un numero di pagine inferiore a quello previsto che lo costringe a dolorose cernite.
Nonostante la pubblicazione degli Aneddoti il lavoro di ricerca prosegue comunque senza tregua. Nel 1932 la Commissione petrarchesca lo designa come collaboratore per l’edizione nazionale del Canzoniere e dei Trionfi ma l’incarico è davvero oneroso e non viene mai a portato a termine. Prossimo ai settant’anni non riesce a realizzare l’impresa sovrumana che si è prefissato: ricostruire il testo del Petrarca nelle sue edizioni principali.
Foresti ha in cantiere anche un secondo volume degli Aneddoti che però non giunge ad essere stampato mentre è in vita. Solo successivamente il rinvenimento di una copia postillata della prima edizione porta al secondo volume del 1977, grazie all’impegno di Giuseppe Billanovich e alle cure della nipote Antonia Benvenuti.